
Incredibile davvero…
Il Mondiale che si svolge ogni quattro lunghi anni è da sempre il momento di massima espressione calcistica di ogni paese “calciofilo” , motivo per cui tutti i vari ct nazionali si ingegnano, si adoperano e supplicano i vari club, per poter portare con se i talenti migliori del proprio calcio.
Quest’anno no! Secondo una patologia di delirio collettivo, definita da molti esperti del settore “psico-tattica”, per questa edizione del Mondiale si è deciso di non badare al talento, l’estro, la fantasia (e quindi alla vera essenza del calcio, aggiungiamo noi) per far largo ad un mero “spirito operaio” o peggio ancora “provinciale”. Spirito, quello provinciale che già si oppone, quantomeno semanticamente, alla competizione che si va ad affrontare, ovvero il Mondiale. Quindi giocare un Mondiale con una squadra provinciale già precluderebbe, a rigor di logica, un qualsiasi positivo risultato!
Ma la storia ci insegna che il calcio è tanto logico quanto irrazionale e per questo che guardiamo con amarezza ma non con scandalo, alle singolari convocazioni delle maggiori nazionali che parteciperanno alla spedizione sudafricana.
La palma d’oro delle convocazioni più “strambe” ovviamente non si può non dare all’ex Pipe de Oro, Diego Armando Maradona (al quale avevamo già dedicato un articolo qualche giorno fa) che è riuscito a non convocare Cambiasso e Zanetti, due colonne portanti dell’Inter cannibale, unica squadra in corsa su tutte le competizioni a disposizione di un club. Inoltre riesce ancora a tenere in bilico la partecipazione del Principe Diego Alberto Milito, altro Fenomeno dell’annata d’oro dell’Inter di Moratti a favore del “bollito” Martin Palermo 37enne che farà compagnia a Veron (35 anni) e soprattutto “l’ectoplasma viola” Bolatti (9 presenze nel campionato italiano 0 reti, 0 assist).
Enigmatico invece Dunga che aggrotta le sopracciglia, fa la faccia dura e lascia a casa Ronaldinho (alla miglior stagione da tre anni ad oggi) Adriano e al talento dei giovani Pato e Diego. I quattro numeri 10 verdeoro faranno largo all’impalpabile Julio Baptista (1 goal in questo campionato), Felipe Melo (peggior giocatore della Juventus di Ferrara e Zaccheroni) e il redivivo Gilberto Silva.
Non meno esilarante il Galletto Raiymond Domenech che lascia a Madrid il bomber Benzema, insieme al romanista Menez e David Trezeguet ma se per loro si può parlare di una stagione non proprio rosea, lo stesso varrebbe per Henry, salito agli onori della cronaca quest’anno solo per la “mano galeotta” che ha condannato l’Irlanda di Trapattoni ma che invece ha già un biglietto prenotato per Johannesburg insieme a Jimmy Briand (Rennes). Alla fantasia ha rinunciato anche l’Olanda che lascia a casa due big come Seedorf e Van Nistelrooy ma in compenso gli Orange quest’anno di talento ne hanno da vendere con Sneijder e Robben (finalisti Champions) .Di diverso avviso invece la penisola Iberica che con i Campioni d’Europa della Spagna non rinunciano a Fabregas, Villa, Xavi e Fernando Torres mentre i cugini portoghesi non si sono sognati di rinunciare alle stelle Ronaldo e Nani. Dal peso di convocazioni scomode è stato esonerato Sir Fabio Capello, con il rebus legato a Beckham che si è risolto con l’infortunio dello Spice Boy, out per i Mondiali.
Infine analizziamo le scelte del nostro Marcello Nazionale. I criteri di selezione di Lippi finalmente sono stati decifrati e Gramellini ha provato a immaginare una sorta di test per la scelta del Mister ai giocatori :
"Hai talento? Hai fantasia? Hai personalità? Allora resta a casa!"
Volendo proprio semplificare, possiamo veramente dire che questa Nazionale, rispecchia veramente una Nazione intera, ovvero un paese vecchio, con poca volontà di cambiare e soprattutto vietata ai giovani e alle voci fuori dal coro… Intendiamoci: è una nazionale con tanti bravi ragazzi e reduci di Berlino ma mancano disperatamente quei numeri 10 che infiammano le piazze, animano le conferenze stampa pre-gara e soprattutto risolvono le partite. Ma d’altra parte per emulare Vittorio Pozzo, l’unico che ha bissato il trionfo nel 1934 e 1938 e che ha avuto il coraggio di cambiare nove undicesimi di quegli azzurri, portandosi dietro solo Ferrari e Meazza, ci vuole coraggio e soprattutto fantasia. Quella stessa fantasia che ebbe Vicente Feola, selezionatore del Brasile quando gli chiesero che criterio adottasse per mettere in campo Pelè, Garrincha, Vavà, Djalma Santos e lui rispose:"Prima chiamo tutti quelli che sanno giocare a calcio, poi metto gli altri"
D’altra parte lui non conosceva la “psicotattica”.

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