venerdì 7 maggio 2010

Caos Sud Africa..



A un mese dal Mondiale la capitale che ospiterà la prossima manifestazione calcistica è ancora in preda ad una quantità incredibile di problemi


Oltre ai ritardi strutturali nella costruzione delle infrastrutture, sia sportive che civili, si aggiungono: il rischio attentati, infiltrazioni di Al Qaeda, rischi ambientali e caos politico. La miccia che ha fatto esplodere la nuova crisi politica, rianimando i vecchi rancori razziali, è stata l’uccisione, meno di un mese e mezzo fa, di Eugene Terreblanche, ex leader del movimento per la supremazia bianca. Non si sa ancora bene se si tratta di un omicidio legato ai strascichi dell’apartheid, oppure (come molti ipotizzano) si tratta di un omicidio politico, legato all’ascesa vertiginosa del giovane Julius Malema (nero).

Malema al momento è molto più popolare dello stesso presidente Zuma, aiutato nella sua ascesa da una lingua incendiaria molto più acuta di quella del giovane Mandela, a cui il giovane non rinnega di ispirarsi, quando fondò il movimento Anc, che incitava alla rivolta contro l’oppressione dei bianchi. Il clima di tensione si è immediatamente riversato nella campagna limitrofe di Johannesburg e non solo, sino ad arrivare in città, dove sospinti dalle parole di Malema, i contadini delle bidonville hanno iniziato a reclamare con maggior forza la necessità di eliminare le ineguaglianze non solo a parole ma anche con i fatto, partendo dalla costruzione di case e ridistribuzione delle terre.

Le veementi proteste hanno riesumato subito i funerei dati che negli anni precedente, raccontano di 3 mila contadini bianchi uccisi dal 1994 ad oggi, andando a incendiare le paure di chi vive ancora in quelle zone, soprattutto i bianchi che hanno deciso di abbandonare la zona della capitale sud africana proprio in vista del Mondiali di Giugno, proprio mentre quelli che dovrebbero venire dall’Europa stentano a prenotare soggiorni a Johannesburg, dove i biglietti invenduti sono oltre un quarto di quelli a disposizione.

Tensioni infinite, scontri politici, le minacce di Al Qaeda, un nuovo clima di violenza e soprattutto il timore di una vendetta che proviene dal passato rischiano non solo di far risultato il prossimo Mondiale il “più grande flop” della storia della competizione ma soprattutto non riesce a dipingere il Sud Africa dei Colori della Nazione Arcobaleno che 16 anni fa aveva fondato Nelson Mandela.


Marco Iorio

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