La resa dei conti! Un mese fa sono iniziati i Mondiali in Sudafrica. Prima e durante il Mondiale non si sprecati le ansie, le preoccupazioni e le voci sfiduciate (anche la mia): il Sudafrica e indirettamente l’Africa, non è pronto - né dal punto di vista organizzativo, né dal punto di vista della sicurezza - ad ospitare il principale evento sportivo che si fosse mai organizzato in Africa. La sfiducia, il pregiudizio organizzativo e strutturale era più che evidente ma anche lecito pensarlo vista il clima della congiuntura economica-politica in cui versava e versa il paese (vedi anche http://nextstopsouthafrica.blogspot.com/2010/05/caos-sudafrica.html e http://nextstopsouthafrica.blogspot.com/2010/06/caos-sud-africa-ii.html n.d.r) .
La Coppa del mondo era per il Sudafrica un biglietto per l'entrata tra le nazioni che contano e il peso della posta in gioco era talmente pesante che si rischiava di fallire l’unico colpo a disposizione dell’organizzazione: la perfezione nell’organizzazione della Kermes Mondiale.
Gli incidenti durante l'allenamento della Nigeria a Soweto, la domenica prima dell'inaugurazione, erano stati accolti con una punta di soddisfazione da alcuni: il Mondiale non è ancora iniziato - si diceva - ma già si dimostra che il Sudafrica non è pronto. Per mesi e anni ci siamo affannati nel ricordare i ritardi nella costruzione degli impianti, consegnati alle autorità organizzati solo 4 mesi prima del “fischio d’inizio” del Mondiale. “Uno scandalo” se paragonata ai alla predente organizzazione di Germania 2006, dove ci siamo dimenticati di ricordare che “gli operai avevano finito di verniciare gli spogliati un giorno prima dell'inaugurazione”.
Danny Jordan, il presidente del Comitato organizzativo locale dei Mondiali 2010, lo aveva già detto: "Il progetto con cui il Sudafrica si è presentato alla FIFA era tecnicamente più avanzato di quello della Gran Bretagna, e dello stesso livello di quello della Germania. Ma al Sudafrica è chiesto di dimostrare di valere molto di più", perché al Sudafrica non si possono applicare gli stessi standard che si applicano a nazioni più sviluppate. L'Africa, con il suo sottosviluppo e la sua povertà che visti dal Nord del mondo paiono mostruosi, gioca in categorie differenti da quelle del mondo organizzato, razionale e solido.
Ora che il Mondiale sta finendo, si può dire con forza quanto chi ha creduto nel sogno sudafricano sostiene da tempo: il Sudafrica era pronto, è il mondo che fa fatica ad accettare la presenza sudafricana nel club delle nazioni da considerare. Fino a oggi, nessun incidente ha rovinato oggi la festa dei tifosi. I livelli di criminalità, che tanto impensierivano soprattutto i giornalisti internazionali (le prime stime dicono che in Sudafrica il secondo settore che ha ricavato maggiori benefici dai Mondiali è quello della sicurezza privata, a causa della grande domanda di guardie del corpo armate sostenuta dalle richieste soprattutto dei giornalisti), non hanno lasciato tracce eclatanti. Anche le ombre di un attentato sembrano non essersi mai concretizzate.
La partecipazione entusiasta e oceanica dei cittadini sudafricani alla Coppa del mondo, il commovente orgoglio nell'ospitare l'evento sportivo, la delusione nel vedere i Bafana-Bafana sconfitti, sono state tutte tappe magiche di questo Campionato mondiale. Se si considerano questi momenti, si può dire che il Sudafrica è andato ben al di là di qualsiasi aspettativa, regalandoci un Mondiale ricco di emozioni e speranze, che nessun altro Paese ospitante avrebbe potuto rappresentare meglio. L’ultimo grande tributo va fatto però a tutti quegli operai che hanno lavorato per 14 ore al giorno per consentire questo “show mondiale” di cui non ha parlato ancora nessuno…loro (previsioni del “Polpo Paul” a parte) hanno già vinto!
Marco Iorio

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